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Ebook Il bell'Antonio by Vitaliano Brancati read! Book Title: Il bell'Antonio
The author of the book: Vitaliano Brancati
Language: English
Format files: PDF
The size of the: 722 KB
Edition: Mondadori
Date of issue: February 2001
ISBN: 8804486325
ISBN 13: 9788804486329

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Ma se vi presto Vitaliano per un paio di giorni, mi promettete che gli vorrete bene?


Vi è capitato mai di soffermarvi a guardare una cosa, una persona, e di provare un’ondata di affetto? Di quelle che vi fanno vergognare del puccettosismo sopito che non sapevate di avere?

Adesso, io non so se la cosa funzioni anche per trasposizione, ma l’ondata di affetto per Vitaliano me la godo e non me la leva nessuno.

A casa mia ho diverse edizioni di questo libro, in una c’è un galletto in copertina e rimanda in modo diretto alla ridicola percezione della virilità di cui si fa beffe Vitalianuccio mio. Quella che ho letto io invece, non è neanche quella che vedete spostando i vostri begli occhietti a lato del titolo, la mia edizione ha in copertina una regolare e lucida scriminatura di capelli. La più azzeccata direi. In pratica una riga di culetto che ricorda molto le pettinature de “I Vitelloni” o dei “Poveri ma belli”. Certo, certo, anche di Mastroianni nella corrispondente trasposizione cinematografica. Però il film non è la stessa cosa. Lo sapete. C’è mica bisogno che ve lo dica! Innanzitutto è ambientato quarant’anni dopo, e allora il magnifico contesto storico politico dipinto da Vitalianuccino mio, va a farsi benedire. Inoltre nel film il protagonista è Antonio. Il bell’Antonio. Lo stupendo e affascinante Antonio. Nel libro, udite, udite, i protagonisti sono altri.

Allora: prima di tutto c’è Don Alfio, il papà di Antonio, che nei suoi accessi d’ira mi fa morir dal ridere, e a cui perdono quello che adesso chiameremmo “machismo”, malattia ancora non debellata ahimé, con la conseguenza che il mondo è pieno di esemplari appartenenti a questa categoria, peccato per noi donzelle che non siano simpatici come Don Alfio, che ci fa sorridere anche in punto di morte.

Poi c’è Ermenegildo, lo zio di Antonio. La disincantata umanità di questo vecchietto, trasuda dal bastone con cui si regge fieramente, mentre gira intorno a una palma di Catania e ci racconta la sua disillusione. Un Don Chisciotte malinconico con l’accento catanese che parla delle viltà politiche, di ieri, di oggi e di domani.

Infine c’è Edoardo, il cugino di Antonio. Il più combattuto dei personaggi di Vitalianetto mio adorato, che ci fa innamorare della sua andatura da gambero, due azioni in avanti, e un passetto di pentimento indietro, fino all’ultima pagina, fino all’ultimo pianto al telefono.

E l’Apollantonio che fine fa? Diventa lo sfondo bellissimo e vacuo che esalta i personaggi attorno.
E’ il rametto di prezzemolo che si mette sul bordo del piatto di penne all’arrabbiata, prima di far la foto da mettere nel menu a colori. Bello e pomposo, ma in realtà ciò che importa al palato sono la quantità di peperoncino e la cottura al dente.

Che dire ancora? Io a Vitalianuccio bello, gli voglio proprio bene. Sono anche un po’ gelosa di farlo scoprire a chi ancora non lo conosce. Ve ne prego, se per caso volete fare la sua conoscenza, abbiatene riguardo, e restituitemelo se non altro ben pasciuto e con la camicia stirata bene.

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Ebook Il bell'Antonio read Online! Nato da Rosario, avvocato con interessi letterari, e da Antonietta Ciàvola, Vitaliano Brancati compie i propri studi a Catania e si laurea in lettere nel ‘29, con una tesi su Federico De Roberto. Per alcuni anni, si dedica all’insegnamento e pubblica opere (il poema drammatico “Fedor”, 1928; l’atto unico “Everest”, 1931; il dramma patriottico “Piave”, 1932) di irrilevante valore artistico e manifesti intenti di propaganda nazionalfascista. Si trasferisce intanto a Roma, ove - grazie pure ai contatti con Moravia ed Alvaro - si allontana dalle posizioni politiche favorevoli al regime, al punto da ripudiare i suoi lavori precedenti. Il nuovo corso artistico si apre con “Gli anni perduti” (1938), intriso di umori gogoliani e cechoviani: ma è con “Don Giovanni in Sicilia” (1941), che egli s’impone all’attenzione della critica e del pubblico. Attorno alla figura del quarantenne Giovanni Percolla, il Brancati traccia un quadro pungente e serrato del “gallismo” imperante in una città della Sicilia: e per il tramite dell’inconcludenza smargiassa, delle immaginarie avventure erotiche dei suoi giovani abitanti, egli allude maliziosamente alle smanie di grandezza imperiale, al velleitarismo d’un paese perduto nelle adunate oceaniche (“il fascismo vero e proprio si configura agli occhi di Brancati come una sintesi di autobiografia della nazione”, annotava acutamente Sciascia). Il successivo “Il bell’Antonio” (1949) va vieppiù a fondo nella descrizione amara e risentita del provincialismo fascista: la grottesca impotenza che affligge il protagonista diviene metafora di come, per l’autore, l’erotismo dei siciliani “consista nel pensare e sognare la donna con tale assiduità e intensità, e talmente assottigliandone e sofisticandone il desiderio, da non reggere poi alla presenza di lei, dall’esserne umiliati e come devastati” (Sciascia). E’ ancora un’ossessione sessuale al centro dell’incompiuto ed ambizioso ultimo suo romanzo, “Paolo il caldo” (1954); tra i racconti, spicca lo straordinario “Il vecchio con gli stivali” (1944), acre satira del fascismo e dell’antifascismo ufficiale, trasposta in celluloide da Luigi Zampa in “Anni difficili” (1947). L’ipocrita divieto di rappresentazione che colpisce il migliore dei suoi lavori teatrali, “La governante” (1952), incentrato su un caso di non accettata omosessualità femminile, ispira all’autore il pamphlet “Ritorno alla censura” (1952), ove egli rivendica la libertà d’espressione dell’artista. Della sua attività di sceneggiatore cinematografico, meritano menzione almeno “La bella addormentata” (1943) di Luigi Chiarini, “Silenzio, si gira!” (1944) di Carlo Campogalliani, il già citato “Anni difficili” cui fa seguito - sempre per la regia di Zampa - “Anni facili” (1953), “L’uomo la bestia e la virtù” (1954) di Steno.


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